Intervista dell’Arch. Marco Chiarello a Luca Rossato, docente presso l’Università di Ferrara nel corso di laurea magistrale in Architettura e nel corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale.

Cominciamo con una domanda per conoscersi meglio, allora Luca, quale materie insegni all’Università di Ferrara?

Per quanto riguarda la facoltà di Architettura, io appartengo all’area disciplinare del disegno, tecnicamente detta ICAR 17, che comprende tutti quei corsi che hanno a che fare con la rappresentazione e il rilievo. Tutte tipiche materie insegnate da architetti. Io mi sono laureato in Architettura qui a Ferrara e la mia carriera professionale è basata per metà su progetti di rilievo e per l’altra metà su progetti di documentazione di edifici storici o del movimento moderno.

Ad Architettura insegno Geometria descrittiva al primo anno, quindi parliamo delle basi del disegno, e insegno anche Tecniche della rappresentazione nel corso di Rilievo 1 dove usiamo AutoCAD, perché in questi casi il rilievo si restituisce con linee in 2D.

Alla facoltà di Design tengo le lezioni di un corso che si chiama Disegno automatico esecutivo dove abbiamo AutoCAD, l’anno scorso ci abbiamo abbinato Rhinoceros, mentre quest’anno siamo passati a Fusion 360 e qui abbiamo aggiunto anche un modulo di SketchUp, grazie alla possibilità offertaci di usare le licenze per università che Trimble ha reso disponibili.

Chi ha avuto l’idea di introdurre SkecthUp? Lo conoscevate gia?

Io lo conoscevo già, lo avevo utilizzato quando lavoravo come architetto a Londra nel 2006/7, non ricordo che versione fosse, ma parliamo di un bel po’ di tempo fa.

Qui a Ferrara non era mai stato proposto, poi alcuni colleghi sono stati contattati da Tecnobit, da qui abbiamo organizzato una riunione nella quale ci è stato proposto l’uso del software.

Tutti noi lo conoscevamo, perché comunque è molto diffuso e quindi abbiamo accettato.
Poi alla fine io sono stato l’unico docente ad averlo utilizzato, altri colleghi hanno fatto fatica a inserirlo nei loro programmi, perché quando si fa rilievo dell’architettura si usa molto più spesso la rappresentazione bidimensionale e quindi ci si basa su CAD 2D tradizionali.

Progetto degli studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara

Oltre a SketchUp, quali altri software di disegno hai utilizzato nel corso di quest’anno?
C’è stata una sostituzione, una compresenza per un’offerta didattica più ampia, o una complementarietà tra strumenti dedicati a usi diversi?

Alla facoltà di Design, nel corso Disegno automatico esecutivo, che è un corso del primo anno, ho diviso il programma in 20 ore di AutoCAD, 20 di SketchUp e 20 di Fusion 360. Stiamo parlando dell’anno accademico 2020-21

In più ho tenuto circa 20 ore di corso di lezioni di SketchUp anche al Laboratorio di sintesi finale, che è dedicato a seguire i ragazzi che preparano la tesi di laurea del terzo anno, in questo caso tesi in Allestimento.

Qui abbiamo realizzato dei modelli per l’allestimento dei piccoli spazi, micro spazi abitativi da studiare, modificare e arredare. In questo caso SketchUp si è dimostrato davvero molto utile e facile, perché i ragazzi in questione non avevano avuto una precedente formazione specifica per la modellazione 3D.

Abbiamo usato un centinaio di licenze SketchUp per i ragazzi del primo anno e una cinquantina per i ragazzi in tesi.

Queste licenze sono installate sui computer dell’università?

No, sono sui laptop dei ragazzi, perché sono licenze di rete gestite da un amministratore dell’istituto che le rilascia ai singoli studenti. Ormai tutti gli studenti hanno il loro Pc portatile personale sul quale fanno tutto, quindi questo tipo di licenza è decisamente il più comodo.

In realtà stiamo smantellando le aule di informatica, perché non vengono più usate come un tempo; le macchine al loro interno sono obsolete e mantenere aggiornato un parco macchine sufficientemente ampio ha un costo enorme che al giorno d’oggi sembra non servire più. Abbiamo allestito delle aule dove i ragazzi possono “attaccare” il loro laptop ed è tutto più comodo.

Se proprio vogliamo essere pignoli, la licenza via internet è un po’ fastidiosa quando si vuole lavorare offline, perché poi bisogna riattivarla, ma diciamo che è un problema da poco e neanche così frequente.

Ci sono altri docenti oltre a te coinvolti in questa esperienza con SketchUp? Sapevano già utilizzare il software?

No, in questo caso me ne sono occupato solo io, gli altri colleghi del corso si sono occupati di altre tematiche. Io sono stato il referente per queste parti dei corsi sia al primo anno che al terzo anno e abbiamo usato SketchUp Pro versione 21, mentre quest’anno useremo la 22.

Progetto degli studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara

Mi hai detto che hai utilizzato SketchUp in due corsi diversi, quindi anche con scopi diversi?

Come dicevo, entrambi i corsi in cui abbiamo usato SketchUp fanno parte della triennale di design, il primo si chiama Disegno automatico ed esecutivo e si tiene nel secondo semestre del primo anno, mentre il corso del terzo anno si chiama Laboratorio di sintesi finale ed è per i ragazzi che preparano la tesi di laurea.

Nel primo caso si insegna disegno automatico, è quindi un corso di utilizzo per avere un’infarinatura su come si usano i programmi nell’ambito del design. Si lavora sempre alla piccola scala, su piccoli oggetti o arredi. Nemmeno al laboratorio di sintesi si lavora su ampie planimetrie, si ragiona quasi sempre partendo dalla pianta dello spazio da allestire o modificare.

Per caso sai qualcosa in merito ai software utilizzati nel corso di laurea magistrale in architettura?

Per quanto riguarda il corso di rilievo nel quale insegno, non si è ancora riusciti ad inserire SketchUp nel programma, perché è già piuttosto denso. Ma so che è un software abbastanza usato dagli studenti.

Quindi è nel laboratorio di sintesi del corso di Design che siete riusciti a utilizzare SketchUp con maggiore profitto.

Sì, decisamente, anche perché alcuni studenti lo conoscevano e utilizzavano già, quindi per loro si è cercato di ottimizzare la didattica puntando più sui motori di rendering, mentre per chi era più a digiuno si è partiti dalle basi, arrivando comunque a dei risultati soddisfacenti, proprio perché il lavoro era finalizzato agli elaborati di tesi.

Progetto degli studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara

Per i tipi di lavori che fate, secondo te SketchUp basta, o necessita di essere integrato con altri programmi, come Rhinoceros, Fusion 360, o altri?

Ad Architettura parecchi studenti usano SketchUp, poi ci associano un motore di render e vengono fuori dei bei lavori.

A Design e anche per l’allestimento di prodotto, laddove si deve progettare un oggetto, magari SketchUp rispetto a Rhinoceros perde un po’ su qualche controllo di superficie, o cose simili, ma è sicuramente più facile.

Quest’anno abbiamo provato Fusion 360 al posto di Rhinoceros ed è stata un po’ un’avventura per tutti, anch’io ho dovuto farmi un paio di corsi per capirlo e posso dire che è uno strumento dalle sicure potenzialità.

Penso che SketchUp vada molto bene per architetti e designer che lavorano con l’allestimento dell’architettura.

Chi si basa principalmente sul prodotto industriale generalmente preferisce Rhinoceros, specialmente se deve lavorare con nurbs o mesh complesse che necessitano di un controllo puntuale. Sebbene abbia visto che ci sono delle Estensioni per SketchUp che vanno in questa direzione, penso che i due prodotti nascano con intenti diversi.

Una cosa che è stata molto apprezzata dagli studenti del corso del primo anno di Design, è stata proprio la varietà che abbiamo potuto offrire con 3 software diversi: AutoCAD per il 2D, che è una sorta di passaggio obbligato, perché è comunque molto utilizzato negli studi dei professionisti; Fusion 360 per il prodotto, in alternativa a Rhinoceros, con il quale abbiamo avuto la soddisfazione di arrivare fino alla prototipazione; SketchUp per l’allestimento degli ambienti.
I ragazzi si sono dimostrati soddisfatti, perché con questi 3 prodotti si copre tutto il nostro ambito di azione, che è piuttosto ampio. Direi che la nostra scelta ha funzionato.

E come sono gli studenti? Se la cavano bene smanettando per conto loro, oppure seguendo dei tutorial, o servirebbero a tuo parere delle risorse più strutturate?

Io comincio in aula con una presentazione in cui faccio vedere i punti fondamentali di ciò che tratteremo, in modo da dare anche un primo schema di lavoro. Le mie slide poi sono a loro disposizione, in modo che sanno bene dove dobbiamo andare a parare e in più registro la lezione. In seguito faccio vedere come lavoro sul programma dal vivo, spiegando vari comandi.

Queste tre cose aiutano già molto, ma solitamente aggiungo delle altre spiegazioni brevi, pillole di due minuti su particolari aspetti che magari non avevamo trattato a fondo, o su esigenze emerse durante il lavoro. Normalmente ce la fanno quasi tutti, poi ci sono sempre le eccezioni… qualcuno che non ce la fa, oppure qualcuno che è più avanti degli altri già per conto suo.

Generalmente gli studenti mi dicono che online ci sono ormai talmente tante risorse, che se hanno dei dubbi, spesso non chiedono nemmeno a me, si trovano la soluzione per conto loro.

Magari gli salta fuori un video del mio canale

Sì, certo, perché no? Nei vari canali si trovano risposte specifiche a domande specifiche e se fai la domanda giusta, hai più probabilità di trovare quello che cerchi.

Comunque diciamo che con una ventina di ore tra insegnamento e qualche revisione, riusciamo ad arrivare a dei modelli soddisfacenti, facendo anche qualche esperimento di importazione tra un software e l’altro, per esempio delle piante 2D di AutoCAD importate in SketchUp per poi sviluppare e curare nei dettagli il modello 3D. Questo è un esercizio che poi torna utile anche nella pratica professionale, quando ci passano la pianta dell’ambiente da allestire e noi dobbiamo realizzare velocemente il modello 3D, studiarlo e arredarlo.
Non arriviamo a fare i video, ma non è nemmeno lo scopo che il corso si prefigge.

Progetto degli studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara

Quanti studenti conoscono già SketchUp o lo hanno usato prima di arrivare al primo anno? Secondo te è talmente diffuso e famoso che arrivano già dalle superiori con un po’ di esperienza?

Ho scoperto che ci sono dei docenti che lo insegnano negli istituti tecnici e mi sono arrivati 7-8 studenti su 100 che sapevano già usarlo. Magari non sono molti, ma ho l’impressione che sia un trend in crescita. Consideriamo che ci sarà anche chi lo ha usato, ma non lo viene a dire a me e teniamo conto che su 100 studenti, forse 20 arrivano da istituti per geometri, un altro po’ da licei artistici, ma c’è anche chi arriva dal liceo linguistico ed è difficile che abbia già toccato con mano strumenti come questi, quindi con una provenienza così varia, averne 7-8 che sanno già usare un programma come SketchUp a me non sembra così male.

Il rendering per voi è importante? Lo utilizzate spesso?

Il rendering è importante soprattutto per gli studenti del terzo anno, che sanno già come muoversi, come reperire in rete le conoscenze specifiche che gli possono servire e che in qualche modo, per quanto riguarda il software, sanno già camminare con le loro gambe.

Al primo anno abbiamo provato KeyShot, siamo riusciti a organizzare un seminario con uno studio di grafica della zona che lo utilizza e alcuni studenti lo hanno apprezzato, qualcun altro si è servito di Blender, altri hanno sfruttato il rendering di Fusion 360, oppure salvato delle viste direttamente da SketchUp. Qui c’è stata libertà di scelta, ognuno ha adottato la modalità con la quale si sentiva più a proprio agio. Chi si è dato più da fare ha avuto un voto un po’ più alto.

Diciamo che nei miei corsi tendo a considerare il rendering un plus, se c’è, meglio, ma non è quello l’oggetto di studio.

Al secondo anno c’è un corso di modellazione free form con Grasshopper in cui lo si usa di più e si arriva anche a realizzare dei video.

Penso che la nostra sia una delle facoltà italiane in cui si insegna di più l’utilizzo dei software. Partiamo dalle linee 2D, ma insegniamo anche a gestire nuvole di punti con software free, insegniamo Revit al secondo anno di Architettura. Cerchiamo di seguire molto i nostri studenti e di dargli degli “strumenti” nel senso stretto del termine, cioè di mettergli in mano delle conoscenze pratiche sui programmi che useranno una volta laureati.

Si dice che SketchUp sia visto talvolta come uno strumento un po’ giocoso, è una cosa che percepiscono anche gli studenti?

Dai feedback che ho dagli studenti non è esattamente così. Verso la fine del corso, facciamo compilare un questionario che spazia tra vari argomenti e da qui emerge che forse pensavano che SketchUp fosse un po’ un giocattolo, o magari lo avevano sentito dire, ma utilizzandolo i più pensano che sia intuitivo, che non è la stessa cosa. Riuscire a imparare un programma in un paio di giorni, almeno quanto basta per adempiere alle prime richieste del corso, non significa che il software sia un gioco, ma piuttosto che ti fa fare un po’ di strada in meno per arrivare alla meta.

Poi magari si paga lo scotto di impostare un software come si è abituati ad usarne un altro che nasce con una filosofia diversa e quando i progetti si fanno complessi, le cose si complicano, più che altro a livello di organizzazione degli elementi, ma questa è una cosa che purtroppo va messa nel conto. Bisogna avere il tempo e la pazienza di entrare nella logica di un programma per sfruttarlo al meglio.

Quindi più che giocoso, direi intuitivo. Poi c’è la 3D Warehouse e lì le cose possono effettivamente diventare più ludiche, perché ci si trovano gli oggetti più impensabili, che danno luogo anche a esiti stravaganti. Però anche quello è un modo per sbattere il naso sul peso, la scala, l’utilizzabilità dei modelli che si trovano in giro per la rete.

Se devo fare un paragone, AutoCAD ha un’impatto è molto più pesante, gli studenti lo trovano noioso, una cosa che gli tocca imparare, ma non dà loro grandi stimoli. Non è così facile, né intuitivo e noi lo portiamo a livelli piuttosto avanzati, quindi significa proprio imparare comandi e funzionalità che sono così e basta, è gioco forza che finiscano un po’ per odiarlo, ma è anche colpa delle nostre richieste piuttosto elevate.

Con SketchUp già si fa tutto in 3D e questo è sicuramente più stimolante. Fai il modello, ti ci muovi intorno, dentro, ci metti le texture, i materiali, gli oggetti, per forza risulta più divertente. Ma divertirsi non vuol dire giocare, se il risultato è professionale e ti sei anche divertito, magari appassionato, tanto meglio, che male c’è?

Un altro punto a favore è che SketchUp gira facilmente sulle macchine degli studenti, che non sempre sono abbastanza performanti per sostenere agilmente il peso di programmi come Revit o altri. Anche questo è un fattore piuttosto importante.

Progetto degli studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara

Diciamo che vi regaliamo una mezza giornata di lezione con un nostro esperto. Cosa mettiamo in scaletta per farla risultare il più utile possibile ai vostri studenti?

Riagganciandomi a una cosa che dicevo prima, considerando la provenienza “mentale” da CAD, come AutoCAD, VectorWorks, Microstation, penso che sarebbe utile facilitarli a entrare nella logica di SketchUp. Questo li aiuterebbe a usarlo meglio e a gestire progetti complessi, più che passare in rassegna tanti strumenti, che all’occorrenza qualche indicazione specifica la trovano sempre. Entrare nel metodo di lavoro del programma sarebbe di grande aiuto. Non ragionare per Layer, ma per Tag, usare i Gruppi e i Componenti, per poter fare dei progetti gestibili anche quando diventano complessi.

Io solitamente nella prima lezione di SketchUp cerco di spiegargli che è un mondo un po’ diverso dal solito, ma mi pare che non sempre basti.

E poi fargli capire le potenzialità del software, che di primo acchito può apparire quasi un gioco, perché basta poco per fare un modellino e rigirarlo come si vuole, ma ciò non toglie che ci si possano sviluppare progetti di tutto riguardo, come succede in parecchi studi professionali che lo utilizzano ad alto livello.

SketchUp dispone di funzionalità che anche altri software hanno, solo che riesce a renderle meno macchinose da usare e non vuol dire che si stia giocando.

Trovo che capire queste dinamiche possa essere importante. Io insisto molto sui Componenti di SketchUp, perché se no arrivano alla fine e si rendono conto che il loro progetto non è organizzato in modo gestibile. Questo nella pratica professionale conta molto.

Quindi suggerimenti legati alla differente impostazione del software rispetto agli altri e sul come rivolgere tale differenza a proprio vantaggio.

Avete usato la condivisione di file tra studenti? Avete sfruttato qualche servizio in cloud, come ad esempio Trimble Connect, o Google Drive?

No, in generale non c’è molto scambio fra gli studenti, mentre per le consegne caricano il materiale sul server dell’Università. In realtà non volevo neanche mettere troppa carne al fuoco, avevamo provato a usare il cloud di Fusion 360, ma mi sono reso conto che il passaggio in sé risultava un po’ complicato, quindi ho preferito che si concentrassero sul loro disciplinare specifico. Un domani, ogni studio dove approderanno avrà la sua metodica e le sue regole per l’interscambio dei documenti e il lavoro in rete, dubito che saranno loro a dover impostare queste cose.

Anche se bisogna dire che il fatto di avere accesso al cloud direttamente dal software, come accade sia per SketchUp che per Fusion 360, facilita le cose.

Il docente usa il software? Solo per la docenza? Anche per la sua attività professionale?

Sì, io l’ho sempre usato anche in ambito professionale e a lezione mostro come si usa.

Che difficoltà si incontrano nell’istituto a reperire spazi e fondi per HD e SW e quanto gli studenti ci mettono del proprio (portatili/tablet personali)?

Già al primo anno, tra le prime cose che gli studenti chiedono, c’è proprio “che computer devo prendere?”
Noi consigliamo sempre dei laptop piuttosto performanti, perché si tratta dello strumento con cui faranno quasi tutto e noi proponiamo diversi software, proprio per arricchire il loro bagaglio di esperienza.

Quindi in generale hanno tutti delle buone macchine, però io uso SketchUp anche sul PC che c’è in aula che è abbastanza datato, ma non ho mai avuto grossi problemi. Se i file cominciano a ingrandirsi si rallenta un po’, ma è normale.
In ogni caso SketchUp è molto meno esigente di tanti altri software che su quel computer non provo neanche a installare. Considera che talvolta lavoriamo anche con nuvole di punti di 2 Gb, in quel caso è ovvio che una macchina non nuovissima si rallenti.

Usate delle Web App?

No, web app non ne abbiamo ancora prese in considerazione. Sappiamo che c’è SketchUp Free Web, ma abbiamo sempre usato la versione Pro con le licenze della facoltà, anche perché la versione su web ha qualche limitazione. Tuttavia credo che per le scuole superiori, se non addirittura per le medie, possa essere un ottimo modo per cominciare a toccare con mano la modellazione 3D.

Per l’allestimento degli spazi abbiamo detto che gli studenti hanno fatto ricorso anche alla 3D Wharehouse.
In generale quanto è forte il richiamo del “trovarlo già pronto”?
È un male per chi deve imparare, o tutto sommato è uno scegliere da catalogo che si avvicina alla pratica?

Vista dalla parte del docente, la 3D Wharehouse è un richiamo fin troppo forte per gli studenti, contro il quale possiamo ben poco.

Però, se usato bene, è uno strumento che li avvicina molto alla pratica professionale. Una nostra studentessa ha fatto la tesi usando solo oggetti presi dalla 3D Wharehouse, ma tutti corrispondenti a prodotti effettivamente presenti sul mercato, quindi niente di più simile alla realtà dell’imparare a scegliere da catalogo. In questo caso si è trattato peraltro di una ricerca svolta con criterio e precisione su ogni singolo oggetto utilizzato nel progetto.

Il “problema” è che la 3D Wharehouse è talmente vasta che gli studenti tendono a perdersi alla ricerca di cose buffe e strampalate, ma a saperla usare bene è uno strumento assolutamente efficace. È innegabile che nella pratica professionale si vada a scegliere da catalogo, mica si può avere la fortuna di progettare e realizzare sempre pezzi unici…

Perché avete avuto la necessità di passare per AutoCAD? La restituzione del rilievo non mi sembrava così complicata.

È quasi una necessità a priori, è il software più usato sul mercato, ce lo chiedono tutti, le associazioni di categoria, gli ordini professionali e tutto sommato questo ha un senso: saperlo usare è necessario per inserirsi nel mondo del lavoro.

Lavorate sul rilievo, usate il laser scanner, importate DWG, come vanno le cose nell’importazione di file esterni in SketchUp?

Questa è una cosa che nel tempo è stata migliorata. 10 anni fa importare i DWG era abbastanza complicato, invece recentemente abbiamo fatto diverse prove e le cose vanno decisamente meglio.

È sempre un dialogo tra software diversi, su quel che si importa bisogna sempre un po’ mettere le mani, non è come aprire il file nell’applicazione nativa, ma questo è normale.

Tuttavia direi che le cose oggi vanno egregiamente bene, ci sono anche più opzioni disponibili in fase di import.

Ho visto che c’è anche un’Estensione di SketchUp che ricrea le superfici nell’importazione da DWG, in modo che si hanno già dei poligoni chiusi da poter estrudere, che è una bella comodità rispetto all’attività manuale che la cosa presuppone. Mi pare si chiami Face Creator.

Ho fatto fare questa cosa agli studenti, perché se un domani un cliente ci dice che ha già un file con le piante di casa sua, sappiamo di aver provato gli strumenti che ci permettono di realizzare velocemente il suo modello 3D, non è una cosa da poco. E abbiamo fatto questo sia con le piante che con gli alzati, ad esempio modellando una scala partendo dal suo prospetto disegnato in 2D.

Progetto degli studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara

Che Estensioni usate?

Io segnalo sempre la 1001 Bit Tools che ha tutti i comandi parametrici per oggetti come scale, finestre, ecc. e questo li aiuta ad entrare nel mondo della progettazione parametrica, che è una cosa importante con la quale SKetchUp sempre più si dovrà interfacciare. Poi come dicevamo Face Creator

… sì, c’è anche Make Face che lavora in modo simile.

Ce ne sono delle altre come Curviloft, Slice, Tool on Surface (che può adattare oggetti a superfici curve). Anche se i miei studenti mi hanno segnalato che alcune non si trovano più, penso ci siano comunque delle estensioni alternative.

Il mondo delle Estensioni di SketchUp è molto vasto, vale lo stesso discorso della 3D Warehouse anche per la Extension Warehouse, devi cercare bene e non perderti via in cose che non ti servono. Io ne segnalo 7-8 che mi sembrano importanti e poi loro si arrangiano a trovare il resto, su questo tipo di cose gli basta giusto un minimo input e poi partono da soli.

Che tipo di oggetti modellano i tuoi studenti?

Al primo anno gli faccio rilevare una scala esistente, che possono scegliere loro. La rilevano prendendo tutte le misure e la modellano in 3D con SketchUp arrivando fino al dettaglio del bullone del corrimano. Alcuni fanno addirittura le viti con la filettatura, anche se di fatto non si vede perché è dentro al corrimano di legno, però come esercizio va bene. Anche se stampata in scala 1:20 quasi non si vede, mi dà soddisfazione che prendano gusto a modellare nel dettaglio e con precisione.

Quindi al primo anno lavorano sempre per oggetti, mentre al terzo anno lavorano sugli spazi, quindi inserendo elementi (scelti da catalogo o realizzati da loro) che vanno ad allestire uno spazio architettonico dato, oppure rilevato, o studiato da loro.

Al primo anno si può scendere di scala fino all’1:1 per il progetto di singoli oggetti, per la tesi del terzo anno si arriva all’1:10 o 1:5 per certi dettagli, dipende dal progetto.

Quest’anno abbiamo appena cominciato il corso nuovo e abbiamo scelto il tema degli spazi di attesa, che può essere quello dell’ambulatorio medico, come pure la fermata dell’autobus. Va da sé che lavoreranno molto sulle sedute, sull’interattività di alcuni spazi di sosta e vediamo cosa viene fuori. Ogni anno cerchiamo di cambiare tema, anche per avere una pluralità di proposte e non girare troppo attorno alle stesse tematiche.

A noi fa molto piacere questa collaborazione con Tecnobit, perché possiamo dare uno strumento in più ai ragazzi. Nel caso specifico di SketchUp, io ritengo sia parecchio utile per chi studia nel corso di Design. Come dicevo, è molto apprezzato da parte degli studenti, vuoi perché appare giocoso, vuoi per il vasto catalogo di oggetti disponibili, penso sia tra i programmi che in generale piacciono di più.
Alla fine a me interessa la qualità degli elaborati che producono e quindi lo studio che ci sta dietro, se riescono a fare tutto ciò pure divertendosi, la qualità può solo risentirne in modo positivo.

Certamente si possono usare anche altri programmi, ad Architettura ho visto usare Rhinoceros, ma mi pare un po’ più macchinoso per il loro tipo di progetti, come pure per l’allestimento. Secondo me Rhinoceros va meglio per lo studio molto dettagliato di singoli oggetti di forma complessa, penso anche a parti meccaniche, ma non mi pare sia nato per il progetto di architettura, o di allestimento. Poi ci sono ragazzi talmente forti che riescono a piegare i software alle loro necessità. Anche questo è studiare e fare esperienza.

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