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Colori e interior design per un container studio con SketchUp.

Colori e interior design per un container studio con SketchUp

Intervistiamo Valentina Cotardo, consulente tecnico e consulente colore RAH di Bassano del Grappa (VI), che ci racconta come ha dato forma al suo nuovo atelier. La modellazione 3D con SketchUp per la trasformazione di un container di 40 piedi in uno spazio di benessere, che rispecchia la sua personalità attraverso l’uso sapiente dei colori legati ai propri ricordi felici, riuscendo così a coniugare le esigenze professionali rivolte ai clienti con quelle della famiglia.

Arredo d'interni, showroom e colori legati ai ricordi felici

Benvenuta Valentina, iniziamo subito con le presentazioni: parlaci di te, della tua esperienza professionale e di questa scelta recente di spostare la tua sede operativa fuori dal centro cittadino, ma sopratutto dentro un container.

Ben volentieri! Sono una geometra abilitata alla libera professione che ha lavorato molto nell’ambito del retail d’arredamento. Per circa 15 anni ho dovuto muovermi parecchio seguendo cantieri e realizzazioni di showroom e allestimenti di stand in fiere di settore, curandone maggiormente gli aspetti tecnici.
Mi sono anche occupata di prototipazione prodotti e ricerca nello stesso ambito, tutte cose che mi piacevano davvero molto, mettendomi in continuo contatto con le persone.
Nel 2017, dopo esser diventata mamma per la seconda volta, ho iniziato la carriera da libera professionista.
Dapprima come consulente all’interno di negozi di arredamento, poi seguendo progetti d’interni completi per clienti privati. 

Così ho aperto Atelier VStudio nel centro storico di Bassano, per dedicarmi principalmente alla clientela privata. Amo molto il centro storico, avevo trovato uno spazio che ben si confaceva alle mie necessità lavorative, un ufficio ben proporzionato, ottimo per accogliere clienti e fornitori, tenere campionature e materiale di ricerca.
Poi è arrivato il Covid e fortunatamente la mia professione mi consentiva di muovermi ugualmente con una discreta libertà, quindi la mia quotidianità non era cambiata più di tanto, nonostante i cantieri fossero chiusi. Sono tornata sui libri, mi sono rimessa a studiare, ho fatto ricerca e ho approfondito le tematiche legate al colore.

Già in passato avevo seguito corsi di formazione sulla progettazione con il colore (ad esempio con NCS) e lavorato con aziende molto attente a questi aspetti, ma in questo periodo di clausura collettiva forzata ho avuto modo di dedicarmici di più e ho indagato il tema dell’associazione inconscia tra i ricordi e i colori.

Dal punto di vista più pragmatico, alla fine sono approdata a quello che è il Test Colore Rah. Si tratta di un metodo che serve a riconoscere associazioni tra ricordi personali (che possono essere felici, ma anche tristi) e colori, permettendo così di definire l’identità cromatica dell’individuo. Questo mi aiuta a progettare in funzione del benessere abitativo che può essere dato dal corretto abbinamento dei colori riferiti alla personalità e ai ricordi felici di una persona. Da allora sto lavorando sempre di più con questo metodo e con ottimi riscontri da parte dei miei clienti, perché gli ambienti che progetto riescono a essere quasi sartoriali, cuciti addosso alle emozioni delle persone e questo produce inconsciamente benessere abitativo. 

Senza scendere nei dettagli delle neuroscienze, posso dire che approfondire questi aspetti mi ha convinta ancor di più di come il colore possa davvero condizionare la nostra vita e il nostro “sentire”.

Questo argomento continua ad appassionarmi e i risultati li vedo nelle persone che decidono di incontrare la mia realtà.

Esistono abbinamenti cromatici che fanno star bene, per questo rischiano meno di annoiare nel tempo e aiutano a far risuonare un ambiente come proprio.

Per semplificare ancora, pensiamo alla differenza tra house e home: si può vivere in entrambe, ma solo la seconda è un luogo dell’anima, che riconosciamo come proprio e al quale sentiamo di appartenere (come cantava una decina di anni fa Ben Harper).

Studiare l’identità cromatica di una persona rende molto più probabile riuscire a progettare qualcosa di suo gusto e che col tempo, potrà finalmente chiamare casa. 

Test Colore Rah ricordi felici.

Scegliere e adattare un container per trasferirci lo studio

Adattare un container per trasferire lo studio con SketchUp​.

Ma se tutto procedeva bene, come ti è venuta l’idea di lasciare il centro città e farti lo studio dentro a un container? E cos’è quell’insegna Stonegres che si vede nella foto, dietro alla tenda della vetrata?

In questo lavoro bisogna essere sempre sul pezzo e in quel contesto finivo per essere costantemente di corsa. Dovevo correggere il tiro, in funzione delle necessità e delle vicissitudini lavorative, ma anche familiari.
Stone Gres è un azienda di famiglia che durante il COVID è stata ottimizzata nella struttura e nella gestione e che ora conduce mio marito. Era un’azienda storica della zona, si occupava di lavorazione di marmo e ora è dedita alla trasformazione del gres porcellanato in grandi lastre per piani cucine, scale, bagni, ecc.
Inizialmente pensavamo all’ampliamento degli uffici, ma per scelta ho preferito cercare una soluziona diversa e siamo arrivati insieme all’ipotesi del container.
Bisogna considerare che l’azienda si trova a ridosso della nuova SPV (Superstrada Pedemontana Veneta), ossia a fianco all’autostrada, che il lavoro di entrambi ha a che fare con i cantieri e che la celerità è sempre richiesta.

Volevo trovare una struttura decontestualizzata dal resto degli altri edifici, che riflettesse questi aspetti di viaggio, movimento, trasporto, efficienza, dinamismo, duttilità, velocità.
Alla fine sono arrivata all’idea del container, quell’oggetto che nel mondo del trasporto merci tutti usano per trasportare tutto dappertutto, si vede spesso nei cantieri e quindi ci cascava a pennello.

Mi sono messa a studiare soluzioni plausibili, a capire dove trovarlo, di che tipo e poi ho cominciato a progettarne il riadattamento usando SketchUp, che è il programma che uso quotidianamente nel mio lavoro.

Alla fine abbiamo scelto un 40 piedi High Cube, in modo da poterlo sfruttare come zona espositiva e ufficio.

Parlaci del progetto, mi pare un ambiente molto luminoso, ampie vetrate su 3 lati, un piccolo giardino sul retro, un ambiente interno minimal, tanti faretti e una zona relax con tavolo, lavello e tv.

Riadattamento container a uso ufficio con SketchUp.

A dire il vero, c’era anche la possibilità che ce lo fornissero già coibentato, con gli impianti, e il resto, praticamente pronto. Ma abbiamo preferito arrangiarci, perché il progetto lo volevo sartoriale, fatto su di me. Competenze e maestranze non ci mancano e soprattutto volevo rispecchiasse quel concetto di benessere che porto nei miei progetti. Quindi si è cominciato a tagliare, saldare, mettere i serramenti, fare coibentazioni e impianti.
Alla fine è uno spazio di 25-30 mq nel quale lavoro da un paio di mesi, in attesa di completare le finiture, che sono l’aspetto più intimo e complicato di un progetto. 

Cantiere Container in fase di allestimento.

I punti nodali di tutta l’operazione erano la luce (quella che mi mancava in centro città), l’integrazione tra ambiente interno ed esterno, il verde (perché gli elementi naturali ci riconducono sempre a un idea di benessere), la schermatura dall’autostrada e che fosse un open space in cui io potessi conciliare più attività. C’è un angolo cucina, che è anche zona relax con tv e musica, un ampio tavolo di fronte alla vetrata e presto finiremo il bagno e le parti esterne.

Gli impianti sono controllati da remoto, quindi comando condizionatore e pompa di calore dallo smartphone.
Il pavimento è in LVT (Luxury Vinyl Tile) con finitura legno, scelto perché coniuga l’effetto del materiale naturale con lo spessore minimo, dato che anche il pavimento è coibentato e l’altezza del container è limitata.
La scatola di coibentazione interna è molto importante non solo per la temperatura, ma per limitare al massimo gli effetti negativi delle dilatazioni termiche dell’involucro in metallo e i rumori. 

Da quando l’abbiamo collocato nella sua posizione attuale e abbiamo cominciato le modifiche, a quando ci sono potuta entrare per lavorare, ci sono voluti circa 6 mesi, da fine settembre 2023 a fine gennaio 2024. Alcune operazioni sono andate un po’ a rilento, complice la stagione invernale e va considerato che ci sono ancora alcuni interventi da portare a termine. 

Test Colore Rah, interior design e l'approccio con i clienti​

Torniamo a parlare dei colori e del test che proponi per riconoscere quelli legati ai propri ricordi felici.
Hai accennato al fatto che da qualche tempo lo stai utilizzando sempre più spesso con i tuoi clienti e con buoni riscontri. Qual è il tuo approccio per introdurre a questa pratica che a molti suonerà per lo meno nuova e quanto tempo ci vuole per fare il test? Quanto contano il passaparola, le referenze di chi è già tuo cliente, la tua presenza su web e sui social network? In altre parole, chi ti contatta è già almeno in parte già edotto su ciò che si andrà ad affrontare, o ne è completamente a digiuno?

Lavorando molto con il passaparola e con i social network, chi sceglie l’Atelier lo fa perché ha già sentito parlare di me o perché ha curiosato online per un po’ prima di scegliermi. In ogni caso il test color RAH è solo un’opzione che da qualche tempo posso offrire nella proposta di consulenza o di progettazione, non è assolutamente un obbligo.

Per fare il test ci vuole circa mezz’ora, non è una cosa così impegnativa per il cliente, però è quasi automatico che poi si instauri un rapporto personale meno distaccato, perché il test implica che ci sia almeno un minimo di empatia tra il cliente e me. Tutte cose più facili a farsi che a dirsi, almeno per me che ormai le pratico quotidianamente.

Si tratta di tornare indietro con la memoria verso ricordi che magari per molti sono sopiti, o che non tutti sono subito disponibili a condividere. Peraltro la condivisione in sé non sarebbe strettamente necessaria, è il modo di riportare a galla sensazioni, emozioni e stati d’animo di benessere.

Tuttavia ogni volta che uso questo metodo riesco a produrre una presentazione del progetto che, usando i colori che sono stati identificati con il test, ha quasi matematicamente successo. Questo successo non è solo mio, è anche del cliente, è il progetto che fa centro anche rispetto ad alcune sue necessità inconsce. In qualche modo è come se si vincesse in due, perché ognuno nel suo ruolo si è impegnato in quella piccola attività che è la riscoperta della propria identità cromatica, che ci porta a remare dalla stessa parte. Il fine è sempre proporre una soluzione progettuale sartoriale per chi poi vivrà in quell’ambiente.
Il test dei colori Rah è un modo in cui il cliente ricava maggior consapevolezza di sé, non solo per la propria casa, ma potenzialmente per la propria vita. 

Il rosso che hai usato per l’esterno del container mi piace molto, c’è un ricordo particolare che ti lega a questo colore ?

Certamente, il container contiene tutta la mia palette cromatica e quel rosso in particolare arriva dal Marocco, lo associo a dei bellissimi ricordi di viaggio. Poi non è necessario scendere in dettagli troppo personali, l’importante è identificare l’associazione tra ricordo felice e colore, lavorando sulla ricerca della tonalità giusta, quella che meglio rappresenta l’immagine impressa nella nostra memoria. Per la cronaca, il container era nato blu. 

Dal modello 3D di SketchUp all'allestimento del container atelier

Before After Modello 3D SketchUp Atelier con freccia 1

Nei modelli 3D ho visto una freccia gialla appesa fuori e mi pare anche un tetto verde, un giardino pensile, ci hai ripensato o arriveranno in seguito?

Certamente, a breve arriverà anche la freccia. Sto lavorando anche sul giardino pensile, che isolerà ancor più dal caldo.

Per questi primi mesi mi accontento di essermi sistemata e che la mia nuova sede risulti effettivamente funzionale, come desideravo. 

Il prossimo step sarà la realizzazione di un piccolo bagno nella parte terminale, dove ci sono le porte originali del container, che per ora è uno sgabuzzino e dà verso l’autostrada, per questo è l’unica facciata cieca dello studio, orientata a sud. Ovviamente l’altro lato corto finestrato guarda le montagne. 

Cosa dicono le tue figlie di questo atelier container? Piace? Capita che ti facciano compagnia?

Before After
Before After Modello 3D SketchUp Atelier vista sul giardino posteriore 1Modello 3D SketchUp Atelier vista sul giardino posteriore 2

All’inizio erano scettiche, sia quella di 14 che quella di 9 anni, soprattutto appena è arrivato. Nudo e crudo effettivamente è solo una grossa scatola scura all’interno, che faceva pendant solo con altri bilici e materiali stoccati nel piazzale della ditta.
Ora invece è visto come una sorta di dependance di casa, con l’aggiunta di una sorta di suggestione a metà tra gioco e vacanza. C’è la tv, il frigo, la cucina, la musica e quindi passano anche del tempo con me. La scrivania in gres che ho messo di fronte alla vetrata è molto lunga: una parte è la mia zona di lavoro e l’altra è destinata a revisionare i progetti con i clienti, ma se non ci sono, va bene anche per fare i compiti.

Lo spazio è molto funzionale, ho una grande lavagna in tessuto e vari moodboard, i vassoi dove creare gli abbinamenti dei materiali da mostrare ai clienti.
Io uso i materiali, parlo di sensazioni e voglio creare emozioni per loro.

Before After Modello 3D SketchUp Atelier vista fronte 1

È un ambiente luminoso in cui vengono attivati tutti i sensi: tatto, olfatto, udito e gusto. Il fatto che le mie figlie si trovino bene è comunque un riscontro positivo anche per me, è un feedback istintivo che mi conferma la buona riuscita della comunicazione all’esterno.

L'intuitività dell'interfaccia di SketchUp per progettare facile

A quando risale il tuo primo incontro con SketchUp? Com’è stato il primo impatto, la fase di studio e come lo utilizzi nella tua pratica professionale?

A dire il vero è passato talmente tanto tempo che non lo ricordo nel dettaglio, ma è successo sicuramente a scuola. Per me SketchUp è una di quelle cose che c’è e basta, fa parte della mia quotidianità, è lo strumento che uso per progettare da quando progetto. Tant’è che quando mi capita di provare qualche altro programma mi risulta faticoso, mentre con SketchUp le cose mi vengono facili. In un certo senso ci sono cresciuta assieme, è il mio porto sicuro.

Magari il mio metodo non sarà ortodosso, di sicuro non uso il programma al pieno delle sue potenzialità, ma è la sua intuitività, che per me diventa snellezza e rapidità, a fare la differenza. Di norma pongo poca attenzione a Layer, Gruppi, Componenti, perché i miei lavori non necessitano di molta organizzazione del progetto e perché in qualche modo sono spesso l’ultima figura della filiera, dopo di me non ci sono altri professionisti con cui condividere fasi di lavorazioni successive. Realizzo i miei modelli 3D e preparo le presentazioni per i clienti.

Lavoro con altri professionisti con i quali mi trovo bene e formiamo un team di lavoro, architetti, idraulici, elettricisti ecc. Loro si occupano delle parti più tecniche, incluse le pratiche edilizie. Può ad esempio capitare che mi passino i loro elaborati per sviluppare il progetto d’interni. Io li importo in SketchUp e faccio il modello 3D, avendo una base di partenza, oppure realizzo il contesto da un rilievo. Collaboro anche con i professionisti di fiducia del cliente, ma l’iter non cambia molto. Poi presento il mio progetto e infine mi occupo con cura meticolosa della realizzazione in cantiere. Ho una vocazione un po’ più artistica rispetto ad altri professionisti coinvolti nel processo edilizio.

Per il modo in cui lavoro, spesso il 3D è più importante della pianta: devo far sì che il mio cliente percepisca come diventerà il suo spazio, con il minimo sforzo di immaginazione, nel modo più immediato possibile.
Nel tempo ho avuto modo di vedere V-Ray e TwinMotion e più recentemente Enscape, che penso sia quello che farà più al caso mio, perché voglio rendere i miei modelli navigabili con maggior realismo con un software facile, veloce e integrato nell’interfaccia di SketchUp. Non cerco il massimo fotorealismo per immagini statiche impeccabili, non mi piacciono neanche tanto i render che sembrano foto. Ho invece bisogno di un buon realismo, che dia anche morbidezza al dettaglio, che mi permetta di richiamare lo stile del disegno a matita e perché no del colore a mano libera, unendo la velocità all’efficienza.
Quindi mi sto dedicando a lavorare di più con Enscape, anche con i modelli bianchi che trovo sempre suggestivi e soprattutto utili nella fase di impostazione del progetto.

Usi qualche Estensione in particolare o fai ricorso spesso alla 3D Warehouse?

Estensioni oltre a Enscape, no, come dicevo uso SketchUp nella sua magnifica essenzialità. La 3D Warehouse assolutamente sì. Diciamo che non è il mio pane quotidiano solo perché nel tempo ho collezionato gli oggetti di uso più frequente sul mio Pc e ho una libreria personale. Ma ci faccio sempre ricorso per oggetti d’arredo da catalogo e quando non trovo lì, cerco sui siti dei produttori e li importo. Talvolta sono elementi 3D un po’ pesanti, composti di moltissimi poligoni, ma non ne devo usare così tanti da rendere lento il mio modello e se è proprio il caso, cerco di snellirli. Ovviamente quel che non c’è, lo modello da me.

SketchUp ed Enscape per replicare il progetto per altri clienti

Come reagiscono i tuoi clienti quando vedono il tuo atelier sviluppato in un container? Qualcuno ti ha già chiesto di progettargli uno studio, o comunque uno spazio di lavoro o di vita, all’interno di un container simile?

La reazione è buona, di solito entrano con curiosità, ma in generale piace parecchio e infatti avrei già delle commissioni per realizzazioni simili. Devo dire che alcune derivano dalla fase di realizzazione, perché c’è stato più di qualcuno che si è fermato incuriosito a guardare cosa stavamo combinando. Essendo ben in vista tra l’autostrada e l’azienda, è anche normale che qualcuno voglia informarsi.
Però per accettare incarichi simili preferisco aspettare l’anno prossimo, voglio vedere come si comporta durante tutte le stagioni, testare le dilatazioni termiche del metallo e i comportamenti delle coibentazioni usate. È un progetto che in certe parti assomiglia più alla nautica che all’edilizia e a quelle sono ovviamente meno avvezza, sono curiosa di scoprire cosa succede con il caldo torrido, il freddo l’ho già testato. Devo fargli fare il rodaggio completo, per valutare la resa di guarnizioni, coibentazioni, impianti tecnici, cartongesso, intonaci e carte da parati e poi potrò dirmi pronta per esportare la mia esperienza.

L’inverno è passato bene, mi aspettavo un po’ più di freddo e di rumore, invece una volta chiuse porte e finestre, anche l’autostrada si sente proprio poco. L’inizio è davvero promettente, ma prima di proporlo ad altri voglio essere sicura di ogni dettaglio. Questo è un po’ anche il mio metodo di lavoro. 

Anche sui costi, i tempi e sulla fornitura del container stesso devo avere le idee più chiare, perché è un mercato che non avevo mai frequentato. Il mio container è un cosiddetto primo viaggio, significa che ha fatto solo il tragitto per essere consegnato, ha fatto solo un carico in arrivo dalla Cina, dove è stato prodotto, poi è stato sdoganato e si è fermato in Italia. Per questo motivo costa quasi il doppio di uno usato, perché non ha né botte, né strisci. 
Inoltre ci può essere il problema dell’altezza interna: per forza bisogna orientarsi su un 40′ HC che esternamente è alto 290 cm (e ce ne sono relativamente pochi rispetto a quelli standard); con la coibentazione al massimo si arriva a 265 cm interni, questa non è un altezza ritenuta abitabile ovunque, per molti comuni è troppo poco, quindi bisogna anche essere sicuri di dove va messo, non si può vendere il pacchetto completo interamente su carta.

Tuttavia in zone costiere oppure montane, in contesti particolari come i glamping o ambienti affini, può rivelarsi una soluzione interessante. In più il container non si radica al suolo come una casa e, a seconda dei materiali che si scelgono per coibentazione, infissi e interni, può essere un manufatto a basso impatto ambientale e completamente riutilizzabile nel suo ciclo di vita. Possiamo infine aggiungere che così com’è ora il mio container è ancora perfettamente trasportabile, non è un edificio, ma una struttura rimovibile e questo significa avere un iter burocratico comunale ridotto all’osso.

Grazie Valentina, è stata una piacevolissima conversazione e in bocca al lupo per i prossimi container!

Grazie a voi e vi attendo per il test color RAH!

Targa container Atelier VStudio.

RIFERIMENTI

Valentina Cotardo

Atelier VSTUDIO
progettazione arredamento
interior design & color specialist

https://www.ateliervstudio.com/

https://www.facebook.com/ateliervstudio/

https://www.instagram.com/ateliervstudio/

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