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Tutorial SketchUp per la grafica 3D di packaging ed espositori.

Tutorial SketchUp per la grafica 3D di packaging ed espositori

Un video tutorial gratuito dedicato a grafici e cartotecnici, per imparare a creare espositori e packaging di prodotto in 3D con SketchUp, in modo semplice e veloce, grazie a questa guida step by step. Dopodiché si può passare al rendering con Twilight, un’Estensione gratuita, per presentare ai propri clienti immagini convincenti in ambientazioni realistiche. Il tutto grazie all’esperienza e alla passione di Saverio Esposito, grafico e tecnico prestampa professionista presso la ditta cartotecnica Pentagraf s.r.l. di Bernate Ticino (MI).
Un grazie speciale a Saverio per questo interessante video tutorial sull’utilizzo di SketchUp fuori dai contesti più frequenti.

Modelli SketchUp 3D di espositori che convincono i clienti

Benvenuto Saverio sul blog di SketchUpItalia, con te ci troviamo in un ambito un po’ diverso dal solito e ci dovrai spiegare le cose partendo dalle basi, perché per noi la cartotecnica è un mondo sconosciuto. Come funziona?
Immagino che arrivi un cliente con delle richieste più o meno specifiche e a quel punto prende avvio un certo processo nel quale, prima di arrivare al prodotto finito, ossia l’espositore dei prodotti che il cliente pubblicizza nei punti vendita, si passa anche per SketchUp? A grandi linee questo schema iniziale può essere corretto?

Grazie mille per l’invito, è una prima volta anche per me e sono piuttosto orgoglioso di raccontare il mio lavoro con SketchUp, proprio perché si tratta di un settore di nicchia diverso da quelli in cui normalmente lo vedo impiegato.
Io, come penso molti altri, non credo di saper utilizzare il software in tutte le sue potenzialità, ma sta di fatto che nel mio lavoro mi è di grandissima utilità, proprio per l’intuitività e la rapidità che mi consente di avere nello sviluppo di modelli, o più versioni di un modello, per un espositore su commissione.

Sì, lo schema generale che hai tracciato è corretto e ora cerco di aggiungere un po’ di particolari, così ci capiamo meglio e risulterà anche più chiaro il senso del mio lavoro. Prima di procedere aggiungo solo un paio di dettagli: ho 44 anni e lavoro in Pentagraf da circa 6 anni come grafico e cartotecnico, in più la grafica rappresenta anche una delle mie passioni che cerco di sviluppare nel tempo libero. È proprio in questo secondo contesto più legato all’hobby che inizialmente ho conosciuto SketchUp, che non è esattamente uno dei ferri tipici del mio mestiere, tuttavia col tempo lo è diventato.

Tornando al come funziona un’azienda che si occupa di cartotecnica e nello specifico di produzione di espositori di prodotto, la parte pratica inizia con il cliente che arriva con il suo prodotto e ha bisogno di un espositore per metterlo in bella mostra in alcuni punti vendita.
Tipicamente il prodotto può essere nell’ambito della cosmetica, della farmaceutica, oppure una bibita, un detersivo, ecc., a volte ha la sua confezione, a volte no.
Per quanto riguarda i volumi, ossia il numero di espositori da realizzare una volta approvato il progetto, sono molto variabili, possono essere relativamente ridotti, magari per delle fiere di settore, ma non di rado sono volumi corposi, soprattutto quando si tratta di catene di profumerie, di supermercati o simili. Quindi a seconda degli accordi del produttore con le catene di distribuzione, maggiore è il numero di punti vendita, maggiore sarà la quantità di espositori che la cartotecnica deve produrre, incluse istruzioni o video per l’assemblaggio e la corretta disposizione dei prodotti.

Nella maggior parte dei casi si tratta di espositori in cartone con le relative grafiche stampate, ma capita di farne pure altro tipo, i cosiddetti durevoli e allora si usano anche altri materiali come legno, plastica, alluminio.

Il progetto dell'espositore personalizzato in 2D e il modello 3D

Perfetto, mi sembra tutto chiaro. A questo punto voi avete l’articolo, per esempio un prodotto di cosmetica, che il produttore vi ha portato e dovete progettare un espositore personalizzato che metta in risalto questa merce, considerando il suo stile e l’ambientazione. Che il prodotto abbia o meno la sua scatola, anche l’espositore si può considerare una confezione? Come procede il flusso di lavoro del progetto?

Dal brief iniziale con il cliente si ottengono le informazioni sul prodotto e sul relativo espositore: dimensioni, collocazione (a pavimento, a banco, a scaffale), in quali tipi di punto vendita dovrà andare (supermercato, farmacia, ecc.) e ovviamente lo stile che dovrà avere, ossia quali sono i desideri del cliente in merito a design e grafica dell’oggetto da sviluppare.

Quindi si inizia a ricercare il materiale grafico legato al brand che sarà utile per la vestizione dell’espositore. Normalmente si pesca da materiale fornito già dal cliente (brochure o altri esecutivi grafici), o dai siti legati al brand specifico, ammesso che il prodotto sia già sul mercato, perché capita anche di realizzare espositori per il lancio di prodotti non ancora commercializzati.

Se consideriamo la confezione un involucro che rappresenta il prodotto cercando di presentarlo al meglio per invogliare all’acquisto, allora anche l’espositore penso che si possa ritenere una confezione. È una confezione che mette in bella vista e porge al consumatore il prodotto, che a sua volta può avere una sua scatola o meno. A volte gli espositori possono riguardare più prodotti della stessa linea, per esempio la stessa crema in flaconi di diversa capienza, trattamenti della stessa linea per le mani e per il corpo, per il giorno e per la notte, un farmaco disponibile in compresse e in bustine, ecc., oppure deve accogliere sia il prodotto confezionato che fuori dalla scatola, per esempio un profumo da provare prima dell’acquisto. Ci sono tante opzioni e varianti.

Quando abbiamo il prodotto e le indicazioni del cliente, si progetta l’espositore in 2D. Io di solito non mi occupo di questa parte, la svolgono altri colleghi che poi mi passano i loro disegni in formato DXF o DWG. Questo progetto bidimensionale rappresenta già le parti in cartone da produrre e poi assemblare, è quindi una cosa sicuramente fattibile.

A questo punto posso importare all’interno di SketchUp il disegno 2D che mi è stato fornito dai colleghi e procedere alla modellazione 3D dell’espositore e dei prodotti che deve accogliere, in base a tipologia e quantità definite nel brief.

I modelli 3D vanno anche vestiti con le grafiche e i colori del brand, quelle che abbiamo recuperato in precedenza. Di norma utilizzo software come Photoshop e Illustrator (che sono ferri molto più tipici del mio mestiere) per adattare le immagini al modello che sto costruendo, ossia per applicarle come texture alle superfici realizzate con SketchUp.

Una volta che il modello 3D è completo, colorato, vestito e con tutti i prodotti richiesti, si passa a dargli un’ambientazione consona, tendenzialmente neutra, ma comunque realistica che, come si accennava prima, può essere il bancone della profumeria, lo scaffale della farmacia, la testa di una corsia o la zona casse di un supermercato.
Quindi non resta che produrre alcune immagini renderizzate da sottoporre all’approvazione del cliente. 
Se la cosa va buon fine, si produce il campione in bianco e poi si programma la produzione, se no si procede per modifiche e revisioni finché non si raggiunge il risultato desiderato dal cliente.

Mi pare abbastanza chiaro che meglio si presenta il progetto dell’espositore al cliente, più lo si facilita nella comprensione del risultato finale e nella scelta; meno fatica e tempo si impiega a svolgere questa attività, più il flusso di lavoro dell’azienda di cartotecnica è performante.
SketchUp si è dimostrato fondamentale proprio in questa fase, perché è intuitivo e consente grande rapidità di esecuzione per arrivare fino all’immagine realistica, renderizzata in un’ambientazione coerente.

Il progetto dell'espositore personalizzato in 2D e il modello 3D.

La velocità di SketchUp per creare oggetti 3D e renderizzarli

È normale presentare al cliente dei render per far approvare il progetto prima di produrre concretamente dei campioni?

Sì, è abbastanza normale, è una pratica ormai piuttosto diffusa, perché costa meno che produrre un campione in bianco ed è più semplice apportare le eventuali modifiche. Per quanto poco, produrre un modello steso, tagliare le parti e assemblarle è comunque un processo più lungo e dispendioso.
Infatti, prima di usare SketchUp, creavamo i modelli 3D con i software CAD che usiamo per i disegni 2D che servono alla produzione. Ma la cosa era molto laboriosa, perché serve più precisione in ogni singolo pezzo, nonché per lo sviluppo dell’oggetto tridimensionale completo di texture e colori applicati dal quale passare poi al rendering.
Con SketchUp si riesce a essere molto più veloci in tutto il processo e si arriva all’immagine finale con facilità.

Ci puoi raccontare del tuo incontro con SketchUp, il tuo approccio al software e come è capitato che l’abbiate adottato anche in azienda?

Ho scoperto SketchUp per hobby: qualche anno fa, se non erro nel 2021, stavo arredando casa mia e dovevo capire se un mobile che avevo scelto per il bagno, con una forma un po’ sinuosa, ci sarebbe stato bene. Siccome stavo usando un software online gratuito per disegnare l’arredo in 3D, ma non trovavo oggetti già pronti simili a quello che mi serviva, mi sono messo a cercare e sono approdato a SketchUp, che mi è sembrato fin da subito molto flessibile e intuitivo.

In azienda invece è successo che un mio collega che si occupava del disegno CAD era saturo di lavoro, allora mi sono proposto di aiutarlo per i modelli 3D, che come ho detto, gli portavano via parecchio tempo. Gli ho spiegato che avevo usato SketchUp e che la cosa mi sembrava più che fattibile e parecchio più semplice. Da lì ho cominciato e sostanzialmente non ho più smesso.

Il fatto di non dover sviluppare il progetto dei singoli pezzi da mettere in produzione e da lì comporre il modello 3D, ma di partire subito con l’estrusione dei solidi che rappresentano gli oggetti finiti sui quali applicare le grafiche del prodotto, semplifica già molto il processo, in più SketchUp è molto agile in questo tipo di modellazione. Non serve lo spessore del cartone, come si incastrano i pezzi, ecc., basta rappresentare solo quello che si vede a prodotto finito e montato, per capire se incontra le idee del cliente.
Può sembrare che così si facciano le cose due volte, in realtà abbiamo spezzato il processo in due tronchi: uno per la produzione e uno solo per la presentazione, ma ci abbiamo guadagnato parecchio.

Quindi ho cominciato aiutando i colleghi nei momenti di carico, facendo dei modelli bianchi, poi applicando i colori, da lì ad applicare le grafiche il passo è stato breve, ho imparato a gestire meglio le luci, infine ho aggiunto un’estensione semplice e gratuita per il rendering che si chiama Twilight. Una volta che si riesce a standardizzare a sufficienza il flusso di lavoro, si diventa anche molto più veloci.

Inoltre in questo modo i progetti si possono avviare anche in modo diverso: se l’oggetto è abbastanza semplice, a me basta uno schizzo con delle quote per estrudere i vari elementi e presentare al cliente il modello di ciò che desidera. Magari non sarà preciso al millimetro, perché lo si sviluppa in velocità, ma si può raffinare quando si passa al progetto per la produzione e di fatto l’oggetto rimane lo stesso, quello già visto e approvato dal cliente.

Quello che era iniziato come un modo estemporaneo per far fronte a carichi di lavoro imprevisti, adesso è diventato per me un lavoro e una mansione a tutti gli effetti. Penso che ci abbiamo guadagnato tutti, in primis io, perché questo tipo di sviluppo del progetto mi diverte e, combinando grafica e modellazione, risulta molto in linea anche con le mie passioni personali.

La velocità di SketchUp per creare oggetti 3D e renderizzarli.

Imparare a usare SketchUp, snellire il lavoro, fare un tutorial

Quindi, se ho capito bene, l’approccio iniziale da autodidatta per hobby è lo stesso che poi, per affinamenti successivi, ti ha portato a definire il flusso di lavoro attuale?

Direi proprio di sì, io sono un autodidatta, su questa come su altre cose. Mi piace cercare di venire a capo dei problemi, o delle sfide che spesso mi vado a cercare, con le mie forze, cercando le informazioni, guardando e imparando dagli altri, fino ad arrivare a una soluzione che ritengo soddisfacente rispetto a ciò che mi ero prefissato. Di solito ci riesco.

Anche in questo caso tutto è iniziato da una mia esigenza specifica personale (un mobile per il bagno), ho cercato un software che facesse al caso mio, ho trovato SketchUp e mai avrei pensato agli sviluppi che poi si sono concretizzati.
Per muovere i primi passi ho cercato in rete, ho trovato dei tutorial, inclusi quelli di Marco Chiarello sul vostro canale YouTube. Poi è capitata quell’occasione, o necessità (a seconda di come la si vuol intendere) sul lavoro, mi sono reso disponibile e mi ci sono buttato, perché sapevo che ero già riuscito in qualcosa di molto simile. 

Progredendo e raffinando la cosa ho chiaramente fatto ricorso ad altre ricerche, altri tutorial, sempre centrato sul problema pratico che volevo risolvere, fino a trovare un metodo per essere veloce ed efficace in quello specifico tipo di mansione. 

Allo stesso modo quando si è presentata l’opportunità di farne un tutorial, mi ci sono buttato, ci ho provato, cercando altre informazioni, altri tutorial e spero di essere utile a qualcuno nel mio stesso settore.

Cosa vuole il vostro cliente tipo quando vi commissiona un espositore per i suoi prodotti?

Forse possiamo fare un discorso simile a quello di prima sugli espositori visti come confezioni di confezioni, continuare con questa idea delle scatole cinesi o delle matriosche. Pensiamo per esempio a un profumo: il liquido sta in una boccetta particolare, con un tappo particolare ecc., questo è il prodotto; poi c’è la confezione (il packaging, la scatola del profumo) che deve comunicare, convincere, ispirare l’acquirente, diciamo che in qualche modo deve fare l’effetto wow; a sua volta l’espositore è chiamato ad amplificare questo effetto sul consumatore finale, solo che prima deve farlo sul cliente che lo ha commissionato. 

Da qui si capisce chiaramente il valore del riuscire a presentarlo al meglio, ovviamente nella sua versione virtuale, al cliente. Per questo motivo è stato importante essere arrivati fino al rendering, anche se non c’è una effettiva necessità di fotorealismo, perché è più importante capire come è strutturato l’oggetto e come si pone in un ambiente tipo, non specifico. In generale serve un’ambientazione abbastanza neutra, facciamo l’esempio del bancone di una farmacia: si ritrae un ipotetico bancone (perché andrà in tante farmacie diverse), non quel bancone di quella farmacia specifica, con quella specifica luce e magari anche con le rifrazioni cromatiche di altri oggetti e mobili che ci stanno intorno.

A dirla tutta, non so neanche se sarei capace di arrivare al fotorealismo di certe immagini strepitose che vedo online. Prima di imbattermi in questa avventura, sapevo a malapena cosa fosse un rendering, perché non è una competenza così richiesta in ambito grafico, o in una tipografia, ed è questo il lavoro che ho sempre fatto, passando per anche per la fotolito e arrivando infine alla cartotecnica. 
Oggi la fotolito non esiste quasi più, è un servizio che è stato inglobato dagli stampatori, ma costituiva il passaggio intermedio tra l’agenzia o lo studio grafico e la stampa: controllava gli esecutivi e li assemblava preparando il cosiddetto foglio macchina o la caduta macchina, che sono le lastre, le pellicole, per la stampa.

Anche nella cartotecnica si sono contratti alcuni passaggi. Riassumo i passaggi canonici: prima viene fatto il progetto, poi il disegno di fustella, da questo si produce il campione in bianco, che viene approvato dal cliente. Poi il disegno steso, o la fustella stesa, viene data al grafico del cliente che la veste con le grafiche del brand e la rimanda indietro alla cartotecnica. A questo punto si assemblano le parti dell’espositore (di solito sono 3 o 4) in fogli macchina (formato 70 x 100 o 100 x 140 cm), vengono stampati i fogli e poi accoppiati al cartone, eventualmente vengono anche plastificati.
La fustella è una lamina che segue i profili disegnati nel progetto, con questa lamina inserita in una macchina si battono, cioè si tagliano, i cartoni, poi si sfridano i pezzi che avanzano e si ottengono i componenti dell’espositore, pronti da montare. Questi pezzi vengono imballati, inscatolati e spediti assieme alle istruzioni di montaggio nei vari punti vendita.

Il rendering si inserisce tra progetto e campione in bianco, per fornire una rappresentazione più realistica dell’oggetto al cliente. A fronte di tutti i passaggi descritti, sembra una cosa da poco, ma siccome è fondamentale per l’approvazione del progetto, è diventata sempre più importante.

Dai tempi di scuola a oggi, il mondo della grafica è cambiato tantissimo e io ho sempre cercato di tenermi aggiornato e di imparare cose nuove, che in questo campo è significato soprattutto software. Vista così, anche lo sviluppo di modelli 3D che poi vengono renderizzati, può rappresentare uno sviluppo coerente delle mie competenze, anche rispetto alla mia indole personale.

 

Imparare a usare SketchUp, snellire il lavoro, fare un tutorial​.

E alla fine hai pensato di fare di tutto ciò un tutorial. Come ti è venuto in mente, quali sono stati i motivi per prenderti questo impegno?

Un po’ avevo voglia di cimentami in qualcosa di nuovo e di tutorial o video non ne avevo mai fatti. Come ho raccontato, è una cosa che ogni tanto mi capita, perché fa parte di me, ammetto di essere un po’ smanettone.
Un altro aspetto importante è stato l’intento di provare a trasferire la mia esperienza a qualche altro collega che magari si trova in una condizione simile: il rendering bisogna farlo, ma risulta laborioso e impiega molto tempo. Io posso mostrare come ho trovato una soluzione che per noi risulta premiante.
Ultimo, ma non ultimo, mi pareva di poter fare anche un piccolo omaggio, un piccolo ringraziamento a SketchUp, che alla fine se lo merita, perché se non fossi incappato in questo software e non mi ci fossi appassionato, forse tutto il resto non sarebbe successo e per noi non sarebbe stato un successo, che potenzialmente ci apre anche verso nuove possibilità di sviluppo.

Grazie mille Saverio, per il tutorial e per tutte le informazioni che ci hai dato sull’ambito cartotecnico.

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